Liveblog dal WordCamp di Bologna @ T3LAB

WordCamp Bologna 2013Cari visitatori, oggi come sapete sarò al WordCamp di Bologna. Siccome io vivo qui, la partecipazione è stata praticamente automatica e devo ringraziare Andrea Novi per avermi fatto conoscere l’iniziativa. Se avete voglia di rimanere aggiornati su quel che succederà, qui sotto scriverò gli aggiornamenti di tutti gli eventi della giornata. Aspetto i vostri commenti, e per tutti gli altri ci vediamo oggi al T3LAB!

18.51

Per problemi tecnici (WiFi funzionante a tratti) e copertura EDGE il liveblog di oggi non è stato possibile. Mi scuso per l’inconveniente.

10.08

2013-02-09 10.07.12

09.46

Inizia la presentazione della giornata in sala designer

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Perché i programmatori lavorano di notte

Vi ripropongo questo articolo del BusinessInsider dal titolo “Perché i programmatori lavorano di notte” che ho trovato in rete e che ricalca praticamente la mia vita da programmatore. Vi ci ritrovate anche voi? Lasciate un commento!

What I think I do - Programmer

What I think I do as Programmer

Fonte: Napolux

 

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LensMug – Una tazza a forma di obbiettivo per macchina fotografica

Oggi volevo condividere con voi questa foto che ho scattato qualche giorno fa. Il soggetto non è, come potrebbe sembrare, un obbiettivo per macchine fotografiche, bensì è una tazza che mi è stata regalata per Natale da amici che mi conoscono bene.

È stato un regalo apprezzato ed ho subito condiviso con loro un’immagine della prima bevanda con cui ho usato la tazza.

La mia tazza bella fumante

La mia tazza bella fumante

Il materiale con cui è costruita è semplice plastica (quindi non la rende adatta per il microonde, cosa secondo me un po’ penalizzante), ma la -finta- ghiera dello zoom è in gomma e ne permette una presa salda anche con bevande molto calde.

Se vi interessa l’acquisto, potete trovare LensMug su Amazon.

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Un countdown (gratuito!) per l’ultimo dell’anno

State organizzando una festa per l’ultimo dell’anno e ancora non sapete come fare per il conto alla rovescia finale? Se vi può servire, nel mio sito alla pagina http://www.denisbilli.it/countdown è disponibile una versione minimale e semplicissima di un conto alla rovescia fatto in HTML e Javascript.

Qui sotto due screenshot per darvi un’idea. Il countdown visualizza le ore, i minuti e i secondi che mancano alla mezzanotte, nonché la data odierna e i giorni mancanti al primo dell’anno (il successivo a quello presente). Allo scoccare della mezzanotte, verrà visualizzato un semplice messaggio di Buon Anno, che scomparirà dopo circa 30 secondi per riprendere poi il conteggio per il Capodanno successivo.

Ho provato il countdown con diverse risoluzioni (funziona anche a 800×600), però il mio consiglio è di utilizzarlo con risoluzioni superiori a 1366×768. Infine, siccome è una cosa totalmente gratuita e di libero utilizzo (potete anche scaricare la pagina con il codice), non sono disponibile per personalizzazioni e richieste. Ultima cosa, il countdown funziona al 100% solo con Chrome (non l’ho testato con altri browser).

Concludo augurando a tutti voi un Buon 2013. A presto!

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WD MyBook Elite 1TB illeggibile in seguito ad aggiornamento firmware

Titolo lungo, vero. Purtroppo è quello che mi è successo oggi e che mi ha portato a vivere la mia quotidiana avventura con la tecnologia. Dopo l’YLOD della mia PS3 di due settimane fa (di cui, se ne avrò tempo, scriverò un articolo più avanti), oggi mi capita che il mio hard disk da 1TB della Western Digital dove solitamente tengo tutte le mie foto diventa illeggibile a causa di un aggiornamento di firmware fallito. Ho perso quasi 4 ore per risolvere il problema, ma fortunatamente ne sono uscito vincitore. Qui di seguito i passi dettagliati della vicenda.

Premessa: collegando il mio Hard Disk al portatile, mi viene chiesto di aggiornare il firmware dell’Hard Disk Manager. Senza pormi troppi problemi (nessuna controindicazione apparente), decido di farlo. Purtroppo però l’aggiornamento si blocca improvvisamente e senza alcun apparente motivo valido e l’Hard Disk non è più leggibile in nessun modo.

Primo tentativo: cercando su Google, capitano numerosi post sui vari forum in cui molti dicono di avere risolto cambiando alimentatore o cavo USB. NON è questa la soluzione al mio caso, perché sia l’alimentatore che il cavo sono quelli originali ed in perfetta forma.

Secondo tentativo: decido di aprire il case dell’Hard Disk per controllare che tipo di memoria flash viene utilizzata nella circuiteria USB. Si tratta di un INITIO INIC-1607E. Alcuni Hard Disk esterni (tipo il MyBook I o il MyBook II) usano un chip interno diverso dal mio, come quello di Oxford Semiconductor. Se è il vostro caso, seguite questa guida qui.

Terzo tentativo: navigo un altro po’ e un simpatico fzabkar (è il nome dell’utente) del forum di WD scrive queste rincuoranti parole:

If the USB-SATA bridge board in your WD enclosure has an Initio INIC-1607E chip, then your data are hardware encrypted, whether or not you have set a password. This is why the PC failed to recognise the partitions. Now that you have initialised your drive, you have wiped the encrypted partition information, but hopefully your encrypted data are still intact. [...] That said, a failed firmware update usually causes the Initio chip to identify itself as an “Initio default controller”. In this mode it has prepared itself to receive a firmware download. If this is the case, then you should be able to update the firmware simply by repeating the procedure, ensuring that no other application is attempting to access the device at the same time.

Perfetto, quello che immaginavo e che mi aspettavo. Un mancato aggiornamento del firmware comporta semplicemente che il chip sia write mode in attesa di qualcosa che gli scriva il nuovo firmware all’interno. Ora che ne ho conferma, basta continuare a cercare per riuscire a trovare un’applicazione che riesca a scrivere il firmware.

Arrangiamento artigianale del disco

Soluzione: dopo ore di estenuante ricerca su Internet, arrivo su questa pagina. Tale gaucho, utente del suddetto forum e molto probabilmente italiano (lo si evince dalle immagini), posta una interessante soluzione. Chiaramente, tutto l’accrocchio riguardante la saldatura dei fili a me non riguarda, perché il chip è già in write mode. Per cui mi limito a scaricare il software Apollo 1607E Firmware Updater v2.018-v2.019 (1.0.8.6).zip e avviare l’eseguibile trovato all’interno. Il firmware viene scritto senza alcun problema di sorta e il disco torna completamente leggibile, grazie al cielo.

Se avete anche voi un problema del genere, spero che queste poche righe possano esservi di aiuto. A presto.

Obbrobrio inserito in "Hardware" | Parla di ", , , , , " | Se proprio vuoi, commenta. In 5 ci hanno già provato

Fotografia digitale sì o no?

Quante volte ci sentiamo dire frasi del tipo “Io sono per la fotografia pura!” oppure “La vera fotografia non ammette ritocchi” o ancora “L’HDR non è vera fotografia” ecc. Bene, sappiate che non è così, e ve lo spiegherò con un ragionamento logico dall’inizio alla fine.

Partiamo dal significato della parola stessa: fotografia. Fotografia è infatti una parola greca composta derivante dall’unione di phôs, lucegraphè, disegnare, ed insieme esprimono il concetto di “disegnare con la luce”. Pertanto, qualsiasi cosa che venga disegnata -e quindi espressa- attraverso/con la luce è di per sé una fotografia. Detto questo potremmo aver già chiuso la questione, ma continuiamo pure per dare maggiore supporto alla nostra tesi.

Procediamo quindi esprimendo il concetto di “macchina fotografica”. Se la fotografia è qualsiasi cosa che venga disegnata o espressa attraverso la luce, è logico ed inconfutabile che una macchina fotografica sia qualsiasi oggetto o meccanismo che renda meccanicamente (e quindi, sistematicamente) possibile l’azione di cui sopra, indipendentemente dal sistema che utilizza. A supporto di ciò, è possibile ricordare che uno dei primi sistemi meccanici per fotografare consisteva in una scatola di legno con in fondo una lastra di rame sulla quale era stata applicata elettroliticamente una sottilissima lamina di argento. L’obbiettivo era un semplice cilindro di ottone con una lente convessa (f11-f16 con lunghezza focale di 360mm) e la luce, attraversando la lente andava a modificare nelle zone chiare (con tempi di esposizione di 10-15 minuti) la conformazione dell’argento e solo dopo era possibile, in camera oscura, rendere visibile tale modifica grazie all’uso dei vapori di mercurio. Questo sistema è quello che oggi viene generalmente conosciuto come dagherrotipo: era il 1829.

Nel corso dei 100 anni successivi, il sistema è stato migliorato a tal punto che è stato possibile riuscire a catturare oltre che la quantità di luce, anche la sua componente cromatica in sintesi additiva (Maxwell, 1861) e rendere più facile e portabile la “macchina fotografica”. Era stata inventata la celluloide (Eastman, 1891). Sono stati molti i fotografi che negli anni ’40 del ’900 si sono battuti per far riconoscere la fotografia come arte, perché così come un pittore esalta le componenti della realtà al fine di mostrare ciò che per lui è realmente importante (come non riconoscere la bellezza del chiaro-scuro di un Caravaggio?), così il fotografo decide quale tecnica, quali obbiettivi e con che luce raccontare la propria storia, il piccolo pezzo di realtà che vuole mostrare agli altri. Dietro a questo ragionamento c’è un piccolo excursus, ma di fondamentale importanza: perché Caravaggio aveva la facoltà di apportare modifiche al proprio quadro, mentre io fotografo non posso farlo con le mie foto? Fu così che fin dagli esordi, in camera oscura vi era la possibilità di apportare leggere modifiche a ciò che era stato impresso nella pellicola: raschietti, pennelli,  matite e sistemi per il viraggio dei colori. Ecco che un leggero difetto poteva essere rimosso, oppure i contrasti potevano venire esaltati, così come le aberrazioni cromatiche ridotte. Tutto questo, all’insaputa delle persone “estranee” a quel mondo.

Oggi il sistema è completamente diverso: gli obbiettivi sono formati da più lenti che sono trattate a loro volta con sistemi antiriflesso e anti-aberrazione cromatica, l’oggetto che raccoglie la luce non è più una lastra di rame o di celluloide ma un sensore digitale CCD o CMOS composto da pixel, ma sicuramente ciò che non è cambiato è il fatto che dietro ad ogni fotografia c’è una persona che vuole raccontare una storia.

Se mi seguite nel ragionamento, è chiaro evincere che il concetto stesso di “fotografia pura” inteso come meccanismo che sistematicamente permetta di raccogliere la luce e riprodurla allo stesso modo in cui il nostro occhio vede la realtà non esiste, perché tale meccanismo non è fisicamente possibile. Esiste invece la fotografia intesa come arte, dove il fotografo è colui che viene ispirato dalla realtà e decide di raccontarlo agli altri, utilizzando come suo pennello la macchina fotografica e la sua sapiente arte di riuscire a miscelare correttamente tutte le variabili che rientrano in gioco (tempi di esposizione, f-stop, ISO, obbiettivi e così via), inclusa anche la post-produzione (e quindi il fotoritocco, l’HDR e chi più ne ha, più ne metta).

Probabilmente, chi vi dice “Io sono per la fotografia pura!” ha ben chiaro il concetto di “fotografia documentaristica”, dove il fotografo si limita a mostrare quello che succede (un po’ come le noiosissime diapositive delle vacanze dei vostri amici!), ma non comprende molto bene il concetto di “fotografia artistica”, dove il fotografo vuole raccontare qualcosa, in un modo particolare e tutto suo.

Vi mostro un esempio, per spiegarmi meglio. Questa fotografia è stata scattata recentemente durante una passeggiata nelle Alpi valdostane. Mi piace molto come scatto perché raccoglie dentro di sé una storia. Si badi bene che lo scatto è un RAW, importato, ritagliato e modificato (esposizione, contrasto, chiarezza e vignettatura) con Lightroom ed infine esportato. Ho giocato molto con le impostazioni e reso scuri i bordi della foto per far risaltare ancora di più i colori dei due fiori appoggiati sulla roccia.

Fiori su una roccia

Fiori su una roccia

Perché lo scatto è bello? Perché racconta una storia. Mostrando le foto ad alcuni amici infatti, ne è emerso che quei fiori erano stati lasciati su quella roccia da un’amica qualche minuto prima con la precisa domanda “Chissà se qualcuno si accorgerà di quei fiori!”. Ebbene, quei fiori su quella roccia sono stati notati e fotografati. E questa è la loro storia. Semplice sì, ma bella.

Un altro esempio? Questa fotografia è stata scattata durante qualche giorno passato in collina lo scorso mese di Giugno. Lo scatto originale, fatto di fretta e senza particolare attenzione alle impostazioni della macchina, presentava un cielo totalmente innaturale (tendente al bianco) e non raffigurava minimamente ciò che volevo mostrare.

Ponte romano

Ponte romano

Grazie a Lightroom (e allo scatto in RAW) sono riuscito a recuperare molte informazioni che diversamente non avrei potuto riottenere con uno scatto in JPEG.

Per concludere quindi, è ora chiaro ciò che si voleva dimostrare all’inizio dell’articolo. Ribadisco infatti che dietro ad ogni fotografia c’è un fotografo che vuole raccontare una storia, così come davanti ad ogni fotografia c’è una persona che la sta vedendo. Pertanto è perfettamente normale che non tutte le nostre fotografie piacciano per forza a tutti. Quello che sicuramente si può affermare però, è che una volta che si è capito da dove proviene una fotografia, è impossibile parlare di “fotografia pura”, bensì è possibile (e assolutamente ammissibile) dire se un determinato scatto rientri nei nostri gusti o meno, così come lo si fa di fronte ad una qualsiasi opera dell’uomo.

Voi cosa ne pensate?

Altre fonti: http://it.paperblog.com/guida-ai-falsi-miti-1-la-fotografia-pura-213182

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